La Certosa - Il Museo Archeologico - Visita virtuale


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Una città e le sue prestigiose attività, la Certosa Cantù è il vero fulcro della vita culturale casteggiana.
In queste pagine troverai la sua storia...

Visita virtuale museo.

Cranio di Megaloceros giganteus
I resti del grande animale, appartenente alla famiglia dei cervidi, sono stati rinvenuti nelle alluvioni quaternarie padane a San Cipriano Po (PV).
Gli studi condotti hanno evidenziato che si trattava di un individuo maturo, robusto e probabilmente morto in età avanzata. Il cranio è perfettamente conservato e solido.
Molto avanzato è apparso il gradi di fossilizzazione.

Malacofauna pliocenica di Tronconero (Casteggio, PV).
A Tronconero, già alla fine dell'800, sono stati rinvenuti reperti fossili che permettono di ricostruire caratteristiche ambientali locali del Pliocene (circa 4 milioni e mezzo di anni fa).
La specie ritrovate (anellidi, bivalvi, gasteropodi, crostacei, denti di squalo) hanno permesso di ricostruire la presenza di un ambiente marino con fondali sabbiosi.
Si tratta di una fauna caratteristica delle zone litoranee.

Flora Fossile del Miocene di Portalbera (PV).
Il materiale è stato rinvenuto in un anfratto roccioso situato nel letto del fiume Po nei pressi di Portalbera.
La roccia inglobante i fossili è risultata essere composta prevalentemente da gesso.
Varie le famiglie di appartenenza: cupressacee, pinacee, fagacee, betulacee, myricacee, lauracee,
myrtacee e molte altre. Esse permettono di ricostruire le caratteristiche ambientali della zona nel Miocene superiore (Messiniano).
La copertura vegetale corrisponde a quella della foresta sub-tropicale, simile a quella attualmente presente nei territori montani della Cina Occ.

Abitato del Neolitico Antico a Cecima - località S. Pietro.
Il sito più antico finora ritrovato nell'Oltrepo Pavese è quello di Cecima.
In seguito allo scavo del 1982 questo insediamento ha restituito i resti di una capanna isolata con materiale ceramico.
Le genti portatrici di questa cultura devono quindi aver risalito il corso del Po e poi quello dello Staffora alla ricerca di nuovi territori da colonizzare. Della capanna di Cecima restava soltanto una buca a forma di rene che probabilmente costituiva una specie di sottostruttura di bonifica per il drenaggio dell'acqua di infiltrazione. Su tale buca doveva poggiare il pavimento della capanna.

Vaso biansato dalla capanna di Decima.
Il recipiente è realizzato in argilla e lavorato a mano (cioè senza l'utilizzo di un tornio) e ha una semplicissima decorazione applicata sul corpo e due anse.
Questo tipico vaso e gli altri trovati nello stesso sito archeologico hanno permesso di sottolineare la diffusione nell'Oltrepo Pavese della cultura del Vho di Piadena (CR).

"Officina" neolitica per la produzione di asce in pietra di Rivanazzano.
A Rivanazzano, sulla riva dello Staffora, si sono raccolte centinaia di ciottoli fluviali che documentano l'esistenza di una "officina" per la produzione di asce e accette in pietra.
Dai numerosi ritrovamenti è possibile ricavare l'aspetto tecnologico di produzione dal ciottolo grezzo a quello semilavorato. Non abbiamo testimonianze di pietre aventi rifinitura finale; è probabile non facessero parte egli scarti di lavorazione. La materia prima di questi strumenti era costituita da rocce verdi, sia di tipo duro, sia di tipo tenero.
La scoperta è importante perché accerta l'esistenza di un approvvigionamento di pietra verde nella zona della Pianura Padana.

Materiale dell'età del ferro da Valverde.
La più recente scoperta (1997) nell'Oltrepo Pavese è relativa a materiali recuperati a Valverde, al bordo della spianata su cui sorge la chiesa, sottostante le rovine del Castello verde.
Le ceramiche di Valverde testimoniano una occupazione del sito nei secoli tra il VI e il III a.C.; sono presenti un bicchiere accessorio e frammenti a stralucido databili l Golasecca IIB.
I più importanti ritrovamenti sono una serie di vasi di qualità databili IV-III sec. A.C.

Elementi di corredo di sepolture della prima età del ferro da Verreto
A Verretto, località cava Fratelli Bianchi vennero recuperati i materiali di almeno tre tombe alla prima età del ferro.
Il numero delle sepolture si può dedurre da quello delle ciotole coperchio usate per coprire altrettante orle in ceramica comune. Si tratta di un ritrovamento importante che documenta la presenza di rapporti con genti di tradizione golasecchiana nell'Oltrepò pavese.
Lo studio della ceramica ha rivelato stretti rapporti con prodotti analoghi di ambito ligure.Le fibule in bronzo sono del tipo a sanguisuga e ad arco serpeggiante, talora con disco fermapieghe.

Testina barbuta di epoca celtica
La testina barbata è stata rinvenuta in uno scavo romano, in uno strato di livellamento dal quale
provenivano anche monete insubri di I sec. a.C. e fibule di tipo tardo La Tène. Il manufatto si data
tra la fine del II sec a.C. e gli inizi del I sec a.C.
E' realizzato in bronzo con tecnica della fusione a cera perduta, i particolari del volto sono rifiniti a
freddo, talvolta con scarsa accuratezza. L'oggetto è fortemente danneggiato sul lato sinistro e corroso nella parte posteriore.
Il pezzo è di grande importanza poiché documenta la presenza celtica per la prima volta a Casteggio ed è finora un unicum privo di confronti.

I giochi da tavola di epoca romana
I Romani appresero la tecnica del gioco a scacchiera dai Greci.
Tali giochi erano talmente diffusi che vere e proprie scacchiere si trovavano spesso incise sul selciato di fori e strade.
La scacchiera dei ricchi erano manufatti preziosi, per quelle dei poveri erano utilizzati i materiali comuni. E' questo il caso della scacchiera incisa su una tegola di Borgo Priolo. In materiale diverso potevano anche essere le pedine, in osso lavorato o, come nel caso di quelle di Casteggio, in pasta di vetro.

Il dolio di Broni, località Sorino.
Il rivestimento del contenitore per derrate alimentari risale al 1996. Il recipiente, è intero e in ottimo stato di conservazione. Il dodium è da ricollocare a una villa, il grosso recipiente doveva far parte del magazzino. Questi contenitori, erano in genere interrati e servivano come dispense di granaglie.
Talvolta le pareti interne dei contenitori erano rivestite di pece e vi veniva messo il mosto a fermentare. Si tratta di manufatti che restavano in uso per molto tempo. Si rompevano infatti difficilmente.
Risulta quindi problematico collocarli dal punto di vista cronologico.

Le antefisse.
Ornamentazioni dei tetti erano le antefisse fittili decorative, ricavate da matrice.
Erano poste come elemento terminale dei coppi o degli embrici di edifici sia pubblici e privati.
La produzione era abbastanza standardizzata e non corrispondeva a particolari esigenze artistiche. Si trovano anche in ambito funerario, nelle tombe alla cappuccina. Gli esemplari meglio conservati sono stati rinvenuti nella frazione Torretta di Borgo Priolo e sono frutto di un recupero occasionale.

Le colonne e il materiale da costruzione.
I laterizi romani erano fabbricati con argilla impastata in acqua e spesso con sabbia, paglia o pozzolana fine in quantità modesta. L'impasto veniva poi compresso a mano con forme di legno, normalmente quadrate e di misure varia ma abbondanza standardizzante, basate sul piede romano.

Mercurio.
La statuetta rinvenuta come la seguente nello scavo dell'area Quaglini a Casteggio, è realizzata con la tecnica della fusione piena. I dettagli sono stati eseguiti a incisione a freddo
Rappresenta Mercurio in aspetto giovanile, nudo ma con un mantello sulla spalla, con il caduceo nella mano sinistra e una borsa nell'altra mano. Sul capo porta il petaso con le alette rialzate. Dalle caviglie spuntano due ali.
Cronologicamente la statuetta si pone nella prima metà del I sec d.C.

Giove.
Anch'essa è realizzata con la tecnica della fusione piena.
I dettagli sono stati eseguiti a incisione a freddo.Rappresenta Giove in aspetto giovanile, nudo ma con un mantello sulla spalla nell'atto di scagliare un fulmine. L'attributo è andato perso.
Cronologicamente la statuetta si pone nella prima metà del I sec d.C.

Minerva.
L'applique decorativa rappresenta Minerva in veste di guerriera, con l'elmo dall'alto cimiero e la corazza decorata da elementi vegetali.
Ornava probabilmente un mobile, forse uno scrigno o una cassa di ferro o in legno, rivestita in guarnizioni metalliche. Il busto, che è circondato da una corona di foglie frastagliate, è cavo posteriormente. Il pezzo si data al II sec. d.C.

Palmetta decorativa.
Si tratta di un elemento decorativo della parte superiore di un mobile in legno o di un braciere, come è documento da alcuni esemplari di Pompei.
Decorazioni acroteriali a palmetta si trovavano anche su altari e piccole are.
Non mancano neppure palmette utilizzate come piedi di mobili di piccole dimensioni.

Lente di ingrandimento e fuso in osso.
In una tomba a incinerazione entro cassa di laterizi della necropoli dell'area Plebea, databile alla base del corredo alla seconda metà del II sec d.C. sono stati rinvenuti una lente di ingrandimento e un fuso di osso.
La lente, oggetto assai raro negli scavi di epoca romana, è formata da una cornicetta in bronzo decorata a sbalzo a cui è appoggiato un vetro ritagliato, leggermente concavo.
Il fuso è in osso lavorato è formato da tre parti componibili.

Specillo e tavoletta medica.
Lo specillo è in bronzo, realizzato a fusione piena. Una estremità termina a oliva e l'altra a cicchiaino di forma ovale. Si tratta di oggetti piuttosto frequenti, in corredi tombali ma anche in contesti abitativi.
Oggetti simili furono largamente diffusi in tutto l'impero Romano e non mutarono sostanzialmente la loro forma.
I due esemplari si possono collocare nel I sec. d.C.

Tomba a inumazione da Casteggio, area Pleba.
Si trattava di un'inumazione in fossa in nuda terra, databile in base del corredo agli inizi del III sec d.C. le analisi osteologiche hanno rilevato che lo scheletro apparteneva ad un individuo di sesso femminile, di età compresa tra i 17 e i 25 anni. Era una donna piuttosto minuta alta circa 1,53 m.
Tra gli oggetti del corredo: una collana in steatite, l'anello in oro con rubino e i due spilloni in osso.
Piuttosto ricca la dotazione ceramica, caratterizzata dalla duplicazione di quasi tutti gli elementi.
La moneta è l'obolo per Caronte, la garanzia per la defunta di passare all'Aldilà.

Calice in vetro di produzione renana.
L'esemplare rinvenuto nella tomba 10 della necropoli dell'area Pleba di Casteggio, si colloca nella prima metà del II sec. d. C.
Realizzato in vetro soffiato di colore bianco opaco, con filamenti applicati in vetro identico a quello del bicchiere, il manufatto è riferibile alla produzione renana collocabile tra il II e il IV sec.d.C.
Pochissime sono le attestazioni in lombardia di oggetti simili. Il calice reca sul corpo motivi serpentiformi, volute di probabile origine vegetale alternate a corone con nastri, di significato celebrativo e beneaugurante.

Tomba di notabile da Casteggio, area Pleba.
La tomba 10 della necropoli dell'area Pleba di Casteggio era una cremazione di cassa di laterizi, dotata di nicchie laterali e copertura di tegoloni scalarmente.
Il corredo si data entro metà del lII sec. d.C. ed è vario quanto a composizione.

Vassoio in vetro verde.
Il manufatto è stato ritrovato in una tomba femminile recuperata negli anni '60- '70 a Castelletto di Branduzzo. Il corredo era molto ricco e caratterizzato dalla presenza dalla presenza di diversi oggetti personali della defunta.
Il fassoio in vetro di bottiglia verde, realizzato a stampo, è una attestazione importante poichè per il momento è un unicum nell'intero transpadano.

Brocca in bronzo tardoantica.
La brocca di Oliva Gessi contiene un tesoretto di 542 monete in ottimo stato di conservazione a differenza del contenitore.
Il vaso già danneggiato e restaurato in antico, era stato utilizzato da lungo tempo. Al fondo sono saldate tre piccole basi parallelepipede in piombo.
L'esemplare è databile nel corso del III sec. d.C. Il pezzo fu verosimilmente prodotto in un officina dell'Italia Settentrionale.

Lucerna conformata a pesce in terra sigillata chiara.
L'esemplare è realizzato in argilla a matrice e rivestito di una vernice di colore rosso.
I dettagli interni, in parte impressi, in parte incisi a stecca, sono assai stilizzati. La resa complessiva è assai elementare.
Si tratta verosimilmente di una lucerna, il tipo non trova confronti diretti, si tratta per il momento di un unicom.

Frammento di archivolto da Borgo Priolo.
Rinvenuto con altri 12 pezzi medioevali reimpiegati nella chiesetta di S.Maria del Monte a Borgo Priolo, presenta una decorazione a elementi nastriformi intrecciati, a tralci vegetali e palmette.
Agli angoli sono rappresentati due leoni (uno conservato solo in parte, si intravedono le zampe anteriori) ; quello visibile nell'immagine è rappresentato nell'atto di mordersi la coda.

Collezione Callegari Giulietti, olletta in ceramica invetriata.
L'olletta, in origine monoansata, ha corpo globulare decorato con archetti a rilievo ottenuti con la tecnica della barbottina.
Sulla superficie del recipiente rimangono tracce di una invetriatura grossolana di colore marrone verdastro.
Il motivo decorativo e la forma vascolare consentono di collocare cronologicamente il manufatto tra l'età flavia e l'inizio del II sec.d.C.
Non si hanno notizie precise sulla sua provenienza che si suppone essere una delle necropoli di Casteggio venute alla luce durante l'amministrazione Giulietti alla fine dell' 800.

Collezione Callegari Giulietti, olletta in ceramica invetriata
L'olletta, in origine monoansata, ha corpo globulare decorato con archetti a rilievo ottenuti con la tecnica della barbottina. Sulla superficie del recipiente rimangono tracce di una invetriatura grossolana di colore marrone verdastro. Il motivo decorativo e la forma vascolare consentono di collocare cronologicamente il manufatto tra l'età flavia e l'inizio del II sec.d.C. Non si hanno notizie precise sulla sua provenienza che si suppone essere una delle necropoli di Casteggio venute alla luce durante l'amministrazione Giulietti alla fine dell'800.


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